Be yoga, be happy

Fare sport, per me è una cosa da film. Nel senso che per farmi coraggio devo proprio immaginarmi le scene dei film. Il sudore dei film. Le corse a Central Park come nei film. I completini tecnici sgargianti dei film. I fisici asciutti dei film. Quelle cose lì. Poi non succede niente di tutto questo, i miei leggings con fantasia cosmica di Oysho sono molto carini ma non competono, e poi sudo, sì, ma divento paonazza e inguardabile, sicuramente non di quel lucidino sexy che propagandano su Sky. Il mio sedere rimbalza quando corro e se faccio stretching rimango bloccata lì come una gru, in posizioni irripetibili e irriproducibili. Naturalmente la colpa non è di Hollywood, la colpa è mia. Mia e soltanto mia. Per contrastare la mia pigrizia mi sono anche fidanzata con un personal trainer, eppure niente. Il divano vince sempre. La natura fino ad ora mi ha premiata con magrezza e metabolismo veloce, ma ho 30 anni e anche se sono ancora magra, inizio ad accusare il colpo. Vedo il mio corpo che cambia forma, vedo inestetismi che fino a qualche anno fa snobbavo con la presunzione dei vent’anni, quando puoi sfondarti di birre, gelati ed estathè e non notare danni apparenti. Quei tempi sono finiti. Andati per sempre. Adesso è una rivoluzione di smagliature e ciccette. Nella migliore delle ipotesi. Ma non mi sto lamentando, prendo atto. Mi pento del poco sforzo fatto in questi anni e della poca voglia che mi contraddistingue.

A me lo sport piace, mi piace davvero. È entusiasmante e appassionante, li ho provati praticamente tutti, tra l’altro, però non ho mai trovato quello che fa per me, purtroppo. La tenacia non è mai stata una delle mie qualità principali, la costanza nemmeno; così, al primo fallimento mi scoraggiavo e abbandonavo. Così è stato per anni. Non mi sono mai concentrata su quanto faccia bene veramente l’attività fisica. Adesso me ne rendo conto. E non solo perché mi stringono i jeans, ma perché faccio fatica a fare cose banali, mi stanco subito, mi viene mal di schiena. E allora, mi sono detta, è ora di svegliarti. Mi ci vorrà tempo, è vero, ma in estate per fortuna le occasioni non mancano e anche Parma, nel suo piccolo, si sta risvegliando regalando speranza agli anti sport cronici come me. Ieri, ad esempio, sono andata a fare yoga al parco, guidata da una brava insegnante. E mi è piaciuto! Non tanto perché mi immaginavo a New York (su quello c’è ancora un po’ da lavorare, la fantasia a volte non basta), ma perché è stato riconciliante. Dopo mesi accartocciata sulla scrivania, il mio corpo si è finalmente aperto, come risvegliato, oltretutto all’ombra delle piante, in un’ora abbondante di fortunata quiete silenziosa. Mi sono riuscita miracolosamente a concentrare su me stessa, sul mio corpo e sul mio respiro, mi sono davvero regalata uno spazio sia fisico che mentale dove ascoltarmi e liberarmi dalle morse delle paranoie costanti. Riproverò di sicuro, me l’hanno chiesto in ginocchio i miei muscoli addormentati (e le mie sinapsi inebetite).
Non me ne intendo per niente, ma penso che fare yoga in mezzo alla natura sia la condizione perfetta, il suo stato primigenio, forse. Di gruppi di yoga ce ne sono parecchi, basta fare un giro su facebook e gli appuntamenti spuntano come funghi. Il prezzo è bassissimo e l’attrezzatura richiesta minima. Via il cellulare per un’ora, via i pensieri. Sì ai piedi scalzi e ai respiri profondi. Namasté!

Corsa2
Al parco, da sola, di corsa (o quasi)

Un’altra attività che si presta è, ovviamente, la corsa. Ma anche in questo caso, per quel che mi riguarda, non è affatto semplice. Convincermi ad andare a correre è uno sforzo che solo pochi riescono a compiere, con molta fatica, molto stalking e molte minacce. SE vado a correre, vado completamente vestita di nero, senza occhiali (io non vedo te, tu non vedi me), in orari non compromettenti a bassissimo rischio di relazioni sociali. A volte odio la gente e quando vado a correre è una di quelle volte. Detto ciò, nonostante la reputi un’attività estremamente intima e solitaria, ho deciso con entusiasmo di partecipare a un gruppo di corsa. Che è il contrario di quello che ho appena detto, me ne rendo conto, ma in certi casi la motivazione è più importante delle proprie assurde convinzioni. Così, per un’ora, ogni mercoledì, via di corsa, sempre nel parco, con un preparatore atletico a dirigere l’allenamento. BAM. Andature e cose varie, allungamenti, esercizi, milze doloranti. Tutte robe che nelle mie impacciate corse segrete naturalmente evito: al primo minimo dolore decido che è ora di basta. Invece no, la motivazione viene anche dall’esterno. Poi tra poco iniziano le Olimpiadi, da che ho memoria, quando guardo le Olimpiadi mi emoziono fino alle lacrime e penso davvero che vorrei partecipare. Non succederà mai, ovviamente, non so fare niente e sono vecchia, ma quell’oretta di attività di gruppo mi farà almeno sentire più allineata e più empatica.

Esistono nei paraggi altre attività all’aperto che possano convincermi ad abbandonare il divano, Orange is the new black e i kamuttini? Si accettano consigli 😉

 

(La deliziosa immagine di apertura è un’illustrazione di Charlotte Trounce)

 

 

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